6 dicembre 1990 – 6 dicembre 2010: per non dimenticare

Segue articolo di Michele Antonucci pubblicato sul sito della testata giornalistica Capitanata.it , Portale e Giornale di Foggia e Provincia

6 dicembre 1990 – 6 dicembre 2010: nel segno della riflessione, della memoria e dell’attualità delle parole dell’allora Vescovo Cassati durante la cerimonia funebre.

Commemorazione Strage San Nicola - Torremaggiore 6 dicembre 2010

Alle ore 20.10 della gelida serata del 6 dicembre 1990, si è consumata una delle pagine più brutte della nostra città federiciana che la stampa denominò “La strage di San Nicola”.
Chi si macchiò dell’omicidio di due uomini onesti ed innocenti fu il cinquantenne Michele Manzulli (oggi deceduto) che aveva alle spalle l’omicidio del fratello avvenuto nel 1975, il ferimento di un brigadiere ed anche l’accoltellamento del proprio padre per ragioni di eredità. Nel 1987 il Manzulli, lasciò il carcere dopo solo pochi anni di detenzione, a causa degli effetti della Legge Gozzini che predispone sostanzialmente una serie di misure alternative alla detenzione in carcere in favore di coloro che hanno commesso un reato. La legge Gozzini (legge n. 663 del 1986) venne approvata in Parlamento con ampio consenso ed il voto contrario solo dell’allora Msi.
Manzulli pretendeva una casa popolare ed aveva più volte effettuato questa richiesta agli amministratori locali, ma non era soddisfatto delle risposte dell’Amministrazione Comunale; decise perciò il 6 dicembre 1990 di andare direttamente a Palazzo di Città.
Il Manzulli riuscì ad entrare senza problemi nella stanza dove si era appena conclusa la riunione di giunta, accompagnato dal cugino il Capogruppo consiliare DC Severino Carlucci, per parlare con il Sindaco. Urlò a gran voce:” Voglio una casa, datemi una casa!”

Commemorazione Strage San Nicola - Torremaggiore 6 dicembre 2010

La giunta allora replicò che potevano assegnargli una casa localizzata in Via Togliatti, egli rispose pretendendo una casa popolare situata in Via Marsala n° 105 ; i membri della giunta gli spiegarono che non era possibile perché lo stabile era occupato. A quel punto il Manzulli rispose : “Ah non mi volete accontentare? E allora di qua non esce vivo nessuno !” prese perciò le pistole che teneva nascoste nella cintura (una calibro 22, un revolver e una calibro 9 lungo) e sparò all’impazzata colpendo mortalmente l’Assessore Palma ed il Segretario del Comune Piacquadio, colpevoli solo di essere presenti nel posto sbagliato al momento sbagliato. Intanto altri membri della Giunta restavano svenuti a terra, oppure si rifugiavano sotto le scrivanie terrorizzati dall’accaduto, tre assessori riuscirono a scappare immediatamente.
Anche l’allora Sindaco Liberatore iniziò a fuggire, ma il Manzulli inseguitolo continuerà a sparare, ferendolo gravemente. Subito dopo scapperà da Palazzo di Città con un furgone derubato ad un cittadino che transitava in quel momento, per recarsi a San Severo e da lì prendere un taxi per andare a Foggia. Sarà dopo arrestato dagli agenti della Polizia di Stato.
Al Magistrato dopo dichiarò: “Volevo fare pulizia e liberare Torremaggiore dagli amministratori corrotti, mi ha ispirato Padre Pio….”
Lo sdegno della cittadinanza non si fece attendere! Molti sostenevano che era una strage annunciata, dati i precedenti del Manzulli, c’era anche rabbia perché l’uomo non doveva essere in libertà, puntando il dito sia sugli sconti previsti dalla Legge Gozzini , che sullo smantellamento dei manicomi previsto dalla Legge Basaglia (Legge 180 del 13 maggio 1978). In tale circostanza venne anche dichiarato il lutto cittadino.
Durante i funerali erano presenti circa seimila persone, oltre alle massime autorità civili e militari, c’era anche il Ministro per la Protezione Civile on. Lattanzio in rappresentanza del Governo. Le veritiere parole dell’allora vescovo della Diocesi di San Severo Mons. Carmelo Cassati sono attuali più che mai :” Politici, chiacchierate di meno e fate di più! Non imitate la Regione che chiacchera sempre e non fa niente.” Concluse la celebrazione funebre con queste parole : “ Tocca ai politici migliorare la situazione della casa e del lavoro, c’è scontento e sfiducia nella gente. Riflettiamo, ma chi può faccia. E lo faccia al più presto”.
Un evento del genere, dopo venti anni, si spera che possa aver insegnato qualcosa alla classe dirigente locale, la quale troppe volte è stata protagonista di promesse che non potevano mantenere.
Questo comportamento ha alimentato una deleteria forma di clientelismo nel tempo, con effetto cancerogeno per la collettività, le cui conseguenze non hanno consentito uno sviluppo socioeconomico per il nostro amato ma depresso territorio.
Oltre alle standardizzate commemorazioni che vengono fatte ogni anno, l’auspicio è quello che si possano realizzare delle iniziative mirate, tali da indurre tutti a riflettere su questi episodi conservando integra la memoria ma rafforzando il senso civico, la vera etica pubblica e il rispetto delle istituzioni e della legalità con la garanzia maggiore sicurezza per la collettività.
Basta con la propaganda! La politica si deve interrogare modificando il proprio modus operandi per trasmettere alle giovani generazioni i sani valori anzidetti, per evitare che si ripetano in futuro simili episodi degenerativi.
Non è più il tempo delle chiacchiere e delle promesse che non si possono mantenere ;
ogni essere umano è chiamato ad amministrare i beni pubblici con saggezza e non sulla base dei suoi specifici interessi. I cittadini dovrebbero essere maggiormente attivi, partecipativi e propositivi e supportare idealmente la classe dirigente la quale ha necessità di essere continuamente stimolata.
La mattina del 6 dicembre 2010, dopo la commemorazione presso il Cimitero di Torremaggiore da parte delle famiglie delle vittime, del Sindaco, della Giunta Comunale, dei dipendenti comunali e di semplici cittadini, è stata rivolta qualche domanda ad un amico del compianto Assessore Palma, Piero Celozzi, che ringraziamo per la sua disponibilità.

Che ricordo ha della sera del 6 dicembre 1990?
Di quella sera ho un bruttissimo ricordo, prestavo servizio proprio in quella serata ed eravamo rientrati con la Campagnola al Comando (che nel 1990 era presso il Castello Ducale). Il piantone nella persona di Faienza Giovanni. Appena siamo rientrati, ha ricevuto una telefonata effettuata da un cittadino che segnalava il fragore di colpi di pistola provenienti da Palazzo di Città ed erano le 20.20 – 20.30. Immediatamente io ed il vigile Gildone andammo al Municipio , vedemmo una moltitudine di gente accorsa a mò di ferro di cavallo, salimmo sopra e percepimmo subito il classico odore di cordite, cioè della polvere da sparo. Unitamente a noi, c’era il macellaio Luigi D’Errico che ci accompagnò al primo piano nell’odierna Sala Federico II, dove venti anni fa c’era la stanza del sindaco . Trovammo la porta chiusa ed io dovetti tirare un calcio per aprirla, fui il primo ad entrare e trovai la persona del Segretario Piacquadio disteso a terra già morto e l’amico Lucio disteso con la testa sull’addome del segretario anche lui, disgraziatamente morto. Diedi subito l’allarme. Arrivò il Comandante, i soccorsi , ed anche gli altri amministratori che erano nel Palazzo : il compianto Luigi Alfonzo, Marco Faienza ,Alcide Di Pumpo e Mario Leccisotti. Qualche secondo prima del nostro arrivo il Manzulli continuò a sparare in Piazza della Repubblica all’allora sindaco Liberatore.

Commemorazione Strage San Nicola - Torremaggiore 6 dicembre 2010

Che evoluzioni ci furono riguardo all’accaduto?
Seguirono le indagini da parte nostra e dell ‘Arma dei Carabinieri. Andammo anche a casa del Manzulli per la perquisizione dell’abitazione e per verificare se ci fossero altre armi. Fu una serata terribile avvolta anche da una nevicata.

Venti anni dopo, crede che ci siano delle colpe, si poteva evitare? L’appello che fece durante il funerale il Vescovo ai politici come lo giudica?
Non credo che la colpa sia della classe dirigente politica, molti credono che gestire la cosa pubblica sia una cosa semplice, invece non è così.
Tutti possono promettere e dopo non mantenere. All’epoca l’accaduto non poteva sembrare solo una grave disgrazia: chi si macchiò dell’omicidio dei due nostri carissimi lavoratori ed innocenti concittadini aveva già in passato dato segni di squilibrio.
Difatti era stato arrestato e rimesso in libertà, poiché aveva ucciso il fratello e sparato anche ad un appuntato dei Carabinieri durante l’inseguimento. La Magistratura e i medici non dovevano assolutamente permettere, anche se gli era stata riconosciuta l’infermità di mente, che una persona con tali disturbi mentali tornasse in libertà.
La Magistratura a chi deve rispondere se sbaglia?
La nostra società non riesce più a contenere questi fenomeni, ci si accanisce contro chi lavora onestamente , si perdona troppo facilmente e chi è proteso a delinquere ha tutta la società a favore, tutti, nessuno escluso.
Una autentica società civile e reale deve premiare chi lavora onestamente, aiutare chi ne ha bisogno e punire in maniera giusta ed equa i cittadini che commettono dei reati. Costoro devono pagare il debito con la società secondo la loro gravità e, se necessario, anche con il carcere duro, la certezza della pena in Italia è quanto di più incerto esista. E’ uno scenario che certifica «l’assoluta inutilità della risposta dello Stato e la vanificazione degli sforzi della magistratura e delle Forze di Polizia».

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